Libertà

Ho taciuto a lungo, più o meno tre settimane.
Quando ho aperto questo blog ho iniziato a scrivere di getto, immediatamente, come un fiume in piena, occupandomi solo di me senza preoccupazione alcuna di chi potesse leggermi e godendo a pieno del sollievo di una sorta di liberazione. Dopo un pò di giorni, con lo stesso impeto ed improvvisamente, il bisogno di lasciar andare pezzi di me, si è trasformato in una sorta di incapacità completa, lasciandomi profondamente scossa.
Durante il pomeriggio successivo a quello del mio ultimo scritto, spinta dalla fame di raccontarmi, mi sono seduta sul divano, ho aperto il blog, ho cliccato su “Nuovo articolo”, ho scritto il titolo e, con profondo sgomento, mi sono ritrovata per ore a guardare la tastiera senza riuscire a digitare nemmeno una lettera. In modo insolente tutto ciò che si agitava nella mia mente si rifuitava di prendere una forma qualsiasi fuori di essa. Per quanto mi sforzassi a nessun pensiero riuscivo a dare una linearità.
In me era folla, come la domenica pomeriggio nelle piazze di città.
Testarda da sempre, questo nuovo e sconosciuto stato faceva si che mi sforzassi e scrivessi lo stesso, più incaponita che mai. Fiera e prepotente finché non rileggevo e mi trovavo costretta a cestinare tutto poiché incomprensibile anche per me, figurarci per qualcuno a cui volevo provare a raccontare.
Ho insistito un sacco, finché, grazie a Dio, ho cominciato ad intravedere un possibile motivo di questo mio nuovo sentire.
Con sollievo ho compreso che forse, liberando il mio dolore residuo, il mio non detto, addirittura mettendolo nero su bianco, avevo compiuto il mio miracolo. Ci speravo più che altro. Avevo di fatto creato la non linearità, un vuoto denso di Tutto. Avevo rotto gli argini e reso la mia storia incomunicabile, chiara e viva ancora solo per me. Io e me stessa e fine delle trasmissioni. Non si possono cercare all’infinito fuori le motivazioni di sè. Nè aggrapparsi a qualsivoglia sollievo, questa la realtà. Ero diventata un cerchio definitivamente chiuso.
Per i primi dieci giorni devo ammettere che ciò che oggi mi permetto di chiamare miracolo mi è sembrato più una dannazione studiata a tavolino da qualche beffardo genio del Male. Ho la tendenza a drammatizzare, per cui la trasformazione in mutismo della mia naturale tendenza alla comunicazione mi faceva pensare al peggio del peggio. Mi chiedevo come fosse possibile avere cosi tanta voglia di esprimersi e ritrovarsi ad affilare solo pensieri privi anche della soglia minima di coerenza. Mi faceva incazzare da morire questa cosa. Talmente tanto che in parecchi momenti, mentre mi guardavo allo specchio, con gli occhi sempre più scavati, con gli zigomi sempre più pronunciati, ho pensato che il mio momento per impazzire o morire, fosse arrivato.
Dal 12 ottobre ho mangiato poco, dormito anche meno, vissuto ai minimi termini, scritto zero e parlato fino a perdere il fiato. Con me stessa fondamentalmente ma anche con le mie compagne di viaggio, le uniche a poter capire quello che mi stava succedendo, e con lo straordinario Uomo che, con coraggio e dedizione, ha deciso di condividere con me la sua Vita. Lui..lui che nonostante non sempre capisse, in quei giorni, mi sorrideva sempre. Lui che per ore ed ore ed ore infinite mi ha ascoltata senza proferire parola, accarezzandomi senza interferire mai. Lui che, mentre io cercavo nella mia storia, mi ha nutrita quando ero così affamata da non riuscire a reggermi in piedi, lui che mi ha coperta quando tremavo dal freddo, mi ha sorretta quando stavo male. Lui che mi ha incoraggiata ad andare avanti contro ogni logica, lui che mai per un istante ha dubitato della necessità di ciò che mi stava accadendo. Lui che mi ha stretta tutte le notti in cui mi sembrava di non riuscire più a tollerare la paura e mi ha lasciata al sorgere del sole quando, piu serena, sapevo di dover continuare a camminare da sola. A Lui devo la mia fine. A lui, che già possiede la mia Essenza, devo la mia Vita. Senza tutto questo suo Amore nulla sarebbe stato possibile.
Venti giorni incredibili. Un miracolo che sembrava assomigliare più ad un film dell’horror, perlomeno all’inizio.
Poi, pian piano, stavolta a piccoli passi e non come uragano, mi sono accorta che ogni mio perché, ogni mia sofferenza trovava una risoluzione. Veloce, semplice, di quelle che una volta che le hai trovate non ci pensi manco più.
A mò di treno ben assestato sulle rotaie, senza rendermene conto, ho aperto, dato un posto ed un senso a tutte le dinamiche che in 37 anni mi hanno procurato dolore. Come un albero d’autunno, mi sono spogliata di ogni limitazione, di ogni vincolo, di ogni timore, di tutto quello che per troppo tempo mi ha fatto andare a letto con gli occhi inumiditi dalla paura e svegliare con lo sguardo spento dalla nostalgia.
Non so cosa precisamente sia accaduto, né come questo processo abbia preso questa irrefrenabile direzione.
So solo che l’avevo chiesto. E so anche che ero immensamente stanca. Da tanto.
So che circa un’anno fa ho invocato la forza di uscire dal guscio limitante di una sofferenza incredibile che mi stava per uccidere. So di aver chiesto di essere felice oppure di morire, purché non dovessi continuare a vivere cosi.
Il resto lo ha fatto per me il mio assurdo Destino. Come per tutti, d’altronde.
Ho chiesto solitudine e l’Amore è arrivato con una potenza inaspettata, ancora, e stavolta con una pienezza e completezza che manco immaginavo potesse esistere.
Ho chiesto il sollievo ed ho vissuto un maremoto.
Ho chiesto rispetto e ho ricevuto continui fraintendimenti di me.
Ho cercato di offrire amore e ho dovuto ingurgitare rancore, invidia, rabbia, sgomento, confusione.
Ho pensato di poter finalmente comunicare e ho dovuto ripiegare sul silenzio.
Insomma, non mi so spiegare come sia potuto accadere, nè dare un senso alla bizzarra modalità in cui tutto è avvenuto ma, finalmente, oggi, io sento di essere libera. Quella Pace tanto anelata e cosi sperata, comincia a prendere forma, comincia a farsi luce come il sole che fa capolino all’alba. Non so che sarà di me ma sono certa che ora sarà bello e facile e pure leggero.
Stamattina mi sono svegliata presto, ho preso la macchina in fretta, non ho badato al sonno nè alla voglia di rimanere al sicuro nella mia tana, ho sbrigato un sacco di commissioni necessarie, ho fatto per la prima volta colazione di metà mattina con il mio Amore, ho cucinato un piatto che da quattro anni non ricordavo nemmeno fosse tra i miei preferiti e nel mentre, incredibilmente, non ho sentito nè paura nè dolore, nè nessuno dei sentimenti che mi sono sempre appartenuti e mi hanno persino caratterizzata per buona parte della mia esistenza.
Magari a voi potrà sembrare normale e scontato ciò che ho compiuto stamattina. In effetti lo è. Lo è per chi ha avuto una vita diversa dalla mia. Lo è per chi non ha due tombe con due cuori disperatamente amati da sognare ogni notte, lo è per chi non ha visto i pezzi di Sè scomporsi cosi tante volte in 37 anni da averci fatto l’abitudine e lo è anche per chi, per natura, non vive sentendo entrare fin nella carne tutto ciò che lo circonda.
Non ritengo straordinaria la libertà che sto provando…non ancora. Per ora mi limito a ritenere che fosse improbabile fino ad appena pochi giorni fa.
Cucinare, chiudere gli occhi, riempirsi dell’odore del cibo che a breve ti nutrirà, ti sazierà, ti farà sentire “brava”. A piedi nudi sul pavimento freddo, girarsi e sorridere, incrociando lo sguardo dei tuoi cani, famelici come te. Accendere la radio, trovare una musica fin troppo conosciuta in cui stranamente non trovi più malinconia ma solo promessa di vita. Soffermarsi sulla foto sorridente di “Cuore” che dal primo nostro istante è li, sulla mensola, a guardarmi, e non provare più quello strazio al petto che mi ha distrutta, ma solo la gioia immensa per tutti gli infiniti doni che da lui ho ricevuto. Aspettare con ansia ed eccitazione l’Amore che torna, buttargli le braccia al collo e mentre lo stringi, accorgerti che non ci credevi per davvero, sentire in un abbraccio la sacralità di ogni singolo passo compiuto perché potessimo diventare quello che siamo ora l’uno per l’altro. E sopra ad ogni cosa percepire l’Unione. Mia e sua ed insieme di tutti coloro che abbiamo amato. Perché niente di ciò che siamo, di ciò che sono, sarebbe stato possibile senza tutto ciò che è stata, finora, semplicemente Vita.
Infine scrivere, ora, ancora, e sorridere mentre sussurro piano a me stessa “Sono tornata” o forse, piuttosto “Eccomi, finalmente, dopo Tutto, sono Io”.

“Nessuna prigione esiste se non per insegnarti a vivere nei tuoi limiti.
Nessun limite sussiste quando hai imparato a ricordare, accettare e sorridere.”

Un abbraccio❤ https://youtu.be/NXE-aTIIG30

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Autore: La Fenice Ribelle

Innamorata dell'Amore, del Coraggio e della Libertà. La Paura, la mia sfida continua e la mia più fidata alleata. Il mio destino: trovare me stessa.

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