La mia Primavera, il mio Autunno.

Fin da piccolina Io mi sono sentita Primavera.

Trascorrevo ore e ore a disegnare alberi in fiore, strabordanti di frutti. Provavo un piacere immenso nello scegliere i colori più accesi che possedevo, per rendere la magia che sentivo alla vista della Natura che si dona. Gli alberi che preferivo disegnare erano i ciliegi,con la fronda più grande che lo spazio sul foglio mi concedesse, strabordante di piccole palline legate a due a due, rosse come fuoco. Adoravo il bizzarro vezzo delle ciliegie di venire al mondo in coppia, unite insieme da un picciolo tanto sottile, quanto incredibilmente resistente. Disegnavo quindi ciliegi ed intanto sognavo l’Amore. Al termine dell’opera pure il verde delle fronde scompariva in mezzo a tutto quel rubino. Soddisfatta mi alzavo e correvo a sottoporre ai miei Amori la mia creazione. E guai a chi sfuggiva agli elogi che per diritto mi toccavano. Ero capace di ammorbare per ore i miei poveri genitori, finché non vedessero quanto ero stata brava. Solo a quel punto ritornavo alla quiete, orgogliosa di me.

Crescendo la Primavera é diventata davvero la mia stagione preferita. Dopo il freddo, cosa esiste di più bello del sole che giorno dopo giorno scalda sempre un pò di più e sempre più a lungo? Quel calore crescente che ti spinge a liberarti degli abiti stretti, che ti invita ad esporre il tuo viso alla luce, che ti fa scalpitare per godere del giorno dopo il buio fastidioso di troppe notti.

Per questo mi sono sempre sentita Primavera. Per i frutti di me che io pensavo di dover necessariamente donare agli altri e per la frenesia dell’energia mi esplode dentro. Non importa se un luogo é ostile o impervio, il fiore sboccia ugualmente. E non gliene frega niente se morirà subito dopo a causa della sua imprudenza. Sboccia e basta. Io quella prepotenza e quella fame che ti spinge a sfamare per forza l’ho vissuta ed agita a lungo, perché mai mi ero mai resa conto di quanto potesse bruciare il fuoco dell’Estate. Di quanto la terra rigogliosa che io tenevo dentro potesse seccarsi fino ad assetarmi, fino a rendermi schiava nella preghiera di un sorso di vita.

Per quanto io non l’avessi nemmeno lontanamente tenuta in considerazione l’ Estate é arrivata. In principio, da brava e testarda Primavera, non ho dato troppo peso all’arsura. E cosi, come per sadico incantesimo, l’Estate è tornata. É arrivata nel mio non sentirmi mai abbastanza, é arrivata quando i frutti che donavo di me risultavano agli altri sempre troppo acerbi o ormai sfatti, é arrivata tutte le volte che, per distrazione, i miei parti faticosi avvenivano nel silenzio e nella cecità. Avevo fame ed avevo sete ma la Primavera, si sa, può solo nascere, per cui, pur rinsecchita e sempre meno rigogliosa, continuavo imperterrita. Finché l’Estate, ormai esasperata, non ha deciso di concedermi il Fuoco.

Fuoco nella Morte di chi amavo ed amo eternamente, Fuoco nella malattia e nello strazio degli Innocenti, Fuoco nelle mie mani rese immobili dall’Inevitabile, Fuoco nell’Inganno di chi ha promesso di amarti e ti lascia sola, Fuoco in chi ha mangiato tutti i frutti che avevi e nega di essersene saziato, Fuoco in chi la tua Primavera non l’ha mai vista ma lotta per convincerti che tu non lo sia mai stata.

Fuoco fino all’osso. Fino a Me. Niente più intorno, nessun frutto da offrire né di cui saziarsi, nessun fiore nè foglia, rami e radici in cenere, fuliggine che si posa a creare l’oscurità.

Quanto ho desiderato in quei momenti che arrivasse l’Inverno. Solo Dio può saperlo. Quanto ho desiderato la neve che copre tutto, fino a far dimenticare al mondo la stessa esistenza di ciò che al di sotto ne giace. L’ho invocata con tutta la Potenza che avevo, prima con pietà e poi con rabbia, fino a perdere il fiato. Pensavo fosse quasi arrivato, pensavo di poter godere del riposo. Ne ero convinta e felice di essermi arresa.

Ma come può l’Inverno spazzare via la prepotenza della Primavera? Come può seguire l’Estate? Non è possibile, poiché Nulla può far sì che la Natura muti. Così nell’Ordine sacro delle stagioni, così in Me, così nella Verità di ogni essere umano.

Dopo questa lunga Estate, di Letizia è rimasto poco. È rimasto tutto e solo ciò che le serve. Ha il suo seme, ciò che è sempre stata, sotto tutti quei frutti e quelle foglie. L’Essenza all’ombra, che aspetta quieta di venire al mondo. Proteggerà quel seme, potando intorno tutto ciò che é arso. Lo scalderà, lo nutrirà e attenderà con fiducia il ritorno della sua Primavera. Sa che tornerà ma sa anche che arriverà senza il troppo, senza la pretesa dell’abbondanza, senza l’impazienza, senza la struggente necessità dello sfoggio di Sè. Arriverà e Letizia saprà darsi senza mai più avere sete.

Tornerà l’esuberante Primavera, sgargiante e quieta, poiché finalmente Letizia ha conosciuto la gioia incredibile e la sacralità assoluta del suo Autunno.

Vi abbraccio❤

Ps: Domenica sono andata a cercarlo tra le mie montagne l’Autunno. Ne lascio un pochino qui. Per voi, per me. 🍁🍂🍂🍁

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Autore: La Fenice Ribelle

Innamorata dell'Amore, del Coraggio e della Libertà. La Paura, la mia sfida continua e la mia più fidata alleata. Il mio destino: trovare me stessa.

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