L’Attesa

Oggi è stato uno dei tanti miei giorni dell’Attesa.

Fin da piccola l’attendere qualsiasi evento mi si fosse presentato davanti, mi ha sempre procurato un terrore paralizzante. Che fosse una prova da compiere o l’arrivo di una giornata di festa, nei giorni precedenti, l’ansia cresceva fino a trasformarsi in paura senza nome nè volto. Le mani sudate, le gambe che sembrava non reggessero, il cuore a spezzarmi il petto, il respiro fermo in gola che non andava nè su nè giù. E non importava quanto le persone intorno cercassero di tranquillizzarmi. Non avevano nessun effetto calmante. Anzi, più tentavano e più io avevo paura. 

Quando ho incontrato la malattia nel corpo di chi amavo più della mia stessa vita, L’Attesa si è materializzata. Il peggiore dei miei mostri in me. Senza rendermene conto io sono diventata l’Attesa. Io DOVEVO assolutamente diventare l’Attesa. Pena la pazzia. Tante, troppe ore trascorse di fronte alle porte chiuse di sale operatorie, affianco ad un letto pieno di sofferenza, nelle sale adiacenti ai reparti di oncologia, radioterapia, medicina generale, chirurgia toracica, urologia e altri che per fortuna in questo momento non ricordo. Ci pensavo oggi a quelle ore, a quei giorni, a quei mesi a tutti quei miei anni. Ci pensavo e sentivo il dolore straziante in me che per Amore e necessità perde voce, perde sguardo, perde forma. Il dolore che si traveste per ingannare l’Amore. Io di fronte all’immensità dello strazio altrui sentivo di poter solo attendere. Aspettare con il respiro sempre più debole che quella porta si aprisse e un sorriso mi riportasse un pò di vita ancora. Un bacio da assaporare, due braccia che moriresti purché ti stringessero per sempre. 

Un giorno, aspettando una delle telefonate che avrebbero stravolto la mia vita per sempre, prima ancora che la voce cortese e contrita all’altro capo mi invitasse perentoriamente alla resa, io ho sentito cosa in particolare dell’Attesa mi terrorizzasse. Credo che per tutti noi l’ aspettare qualcosa ci provochi disagio, poiché contiene in sé il mistero. Per quanto tu possa controllare le variabili e fare del tuo meglio, quello che arriva, arriva e basta con imprevisti spessissimo inimmaginabili. 

Per me, oltre al mistero che l’avvento porta con sé, l’Attesa era inganno, silenzio, beffa. Era quel: “ora ti frego io!” sempre piantato ben in testa. Per questo io per anni ho atteso, per questo sono diventata Attesa io stessa. Per questo mi sono messa a scudo tra l’Amore e la Morte, tra l’Amore e la malattia. Perché IO avevo bisogno di guardare in faccia tutto quello che arrivava, perché io l’inganno sapevo di poterlo riconoscere. E nel saperlo riconoscere io tentavo di proteggere chi amavo.

Ora molti di voi ipotizzeranno che io abbia sicuramente sofferto di un disturbo paranoide. Non lo escludo assolutamente. Primo perché nella sua potente e meravigliosa magia, questa vita mi ha portato, oggi, a non poter escludere assolutamente Nulla. Secondo perché credo che ognuno di noi, in momenti particolari della propria vita, abbia assunto atteggiamenti e comportamenti propri di ogni patologia psichiatrica attualmente riconosciuta. E non è pazzia, no. È istinto di sopravvivenza. Ma ora parlare della pazzia non mi interessa.

Vi dicevo quindi della beffa nascosta dietro L’Attesa. Mi faceva strano davvero che di fronte a notizie cosi devastanti io mi preoccupassi principalmente di sgamare la bugia. Per la serie: “Morte? Ma sul serio? Intendi morte morte, o quasi? Dai! Vero o mi prendi in giro?” Meglio qualsiasi cosa nella mia vita che l’Inganno. Meglio Tutto purché sia Vero.

Col tempo la certezza del dove e del perché il mio terrore per l’Inganno mi si sia ficcato sotto la pelle l’ho avuta. Ma il capire perché è relativo. È andare oltre che conta davvero. Perché la stronzata che ci hanno raccontato sul fatto che vivi, soffri e così poi vai in paradiso, a me non ha mai convinto. E siccome davvero io ne ho le scatole piene, se devo vivere, devo farlo con la pace dentro. Per la gioia poi ci lavorerò, se viene bene, sennò va bene lo stesso. Ma l’andare oltre è un obbligo per me. Sempre.

Oggi, come ho scritto all’inizio, è stato il giorno dell’Attesa. Della prima Attesa in vita mia. La più importante forse. La più desiderata, quella potenzialmente più felice di tutte e la meno probabile. Quella che, da bambini, chiudi gli occhi stretti e sai già che Sperando sul serio hai compiuto tutto il tuo dovere. 

Stasera il mio Avvento si è compiuto. Grata all’Universo, sorridendo, scrivo. E mentre scrivo mi rendo conto che nemmeno in un istante, oggi ho provato paura. Non perché sapessi come andava a finire, anzi. Per questo ci sono gli indovini e manco quelli mi sono mai piaciuti. Non ho provato paura perché nel mio desiderio, nella lotta, nell’Attesa c’ero finalmente IO. Solo io. E ho scoperto da poco, ma non è mai troppo tardi, che quando nella vita ci SEI, ci sei per davvero, in Verità e nel Rispetto assoluto di te, con tutti i tuoi immensi limiti e le tue infinite potenzialità, nessuno ti può più ingannare. 

Se ci sei, assumendotene la piena responsabilità, ti puoi concedere il lusso di tirare i dadi, chiudere gli occhi e aspettare che numero ti toccherà a sto giro. Senza paura alcuna. Perché tu giochi, tu rischi, tu Vivi.

Un abbraccio forte❤

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Autore: La Fenice Ribelle

Innamorata dell'Amore, del Coraggio e della Libertà. La Paura, la mia sfida continua e la mia più fidata alleata. Il mio destino: trovare me stessa.

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